Dato che la trasmissione dell'orrendo spot di Exit International ideato dal dottor Nitschke – un nome un programma – non ha sortito gli effetti sperati, i radicali tornano alla carica con l'esposizione di maxi-manifesti di 13 metri per 6 sui quali, in primo piano, compare il volto di un malato terminale che chiede « di essere lasciato morire in pace ». E' l'ultima trovata dell' Associazione Luca Coscioni , realtà che da tempo si batte per la legalizzazione dell'eutanasia. E non ne fa mistero. Carlo Troilo, esponente della Luca Coscioni , è stato infatti piuttosto esplicito nel dire che mentre anni fa riteneva più « realistico rinviare a tempi migliori il discorso sull'eutanasia e puntare ad introdurre nella nostra legislazione il testamento biologico » ( L'Unità , 13/10/2010) oggi ha cambiato idea, decidendo di puntare, senza mezzi termini, all'introduzione della “dolce morte”.
A questo punto è chiaro: dopo divorzio, aborto e fecondazione assistita, non ci sarà pace, nel nostro Paese, fino a che non sarà introdotta l'eutanasia di Stato.
Per questo è bene che tutti gli italiani di buona volontà stiano allerta e continuino a ribattere colpo su colpo a questa mortifera campagna mediatica ricordando: a) che le persone malate (salvo casi di depressione clinica), non chiedono quasi mai di essere aiutate a morire, lo chiedono molto di più coloro che sono in perfetta salute; b) un conto è lasciar "morire un pace" un malato, un altro conto è ucciderlo ; c) l'introduzione dell'eutanasia reca con sé derive preoccupanti (vedi Olanda, dove la “dolce morte”, oggi, è possibile anche per i bambini sopra i dodici anni!); d) la vera sfida sociale è assistere i malati fino all'ultimo con tutto l'amore possibile, perché capiterà a ciascuno di noi, un giorno, di trovarsi in una condizione di dipendenza dal prossimo. E allora avremo certamente bisogno di essere sostenuti, ma per vivere meglio quello che ci resta, mica per crepare prima. Quanto agli amici dell'autodeterminazione a tutti i costi, se sul serio vogliono essere lasciati morire in pace, lascino perdere le leggi dello Stato e facciano pure; tenteremo di persuadere anche loro della bellezza della vita, dopo di che, a malincuore, ne faremo una ragione.
Giuliano Guzzo – maggio 2011
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