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Conferenza organizzata dal CENTRO CULTURALE VERA LUX venerdì 13 novembre 2009 Prof. Mario Palmaro “RU 486: INFANTICIDIO TASCABILE”
Introduzione del moderatore:
In questi tempi i termini per parlare della RU486 sono: “Meglio l'aborto chirurgico o quello chimico?” In altri termini: meglio l'iniezione letale o la sedia elettrica? È un farmaco? I farmaci agiscono su una malattia! Questo agisce su un essere umano! Ognuno di noi è stato un embrione unico e irripetibile; se qualcuno ci avesse distrutto noi non saremmo qui!
Relatore:
Il tema di questa sera è un tema apparentemente molto tecnico, di carattere tecnico-medico, ma in realtà dietro c'è una sfida di carattere educativo e di carattere giuridico. Dico questo perché a mio parere è importante andare oltre a questi aspetti tecnici che pure sono importanti, dei quali io parlerò solo marginalmente stasera, sia perché non sono un esperto ma poi perché le caratteristiche tecniche della RU486 si possono presentare in poche parole. Voglio cercare di capire con voi di che cosa stiamo parlando e che giudizio possiamo formulare su questa faccenda del cosidetto aborto chimico. Quello a cui stiamo assistendo non ci sorprende! Se siamo degli osservatori della realtà attenti non possiamo dire di essere meravigliati che in Italia nel 2009 l'agenzia del farmaco ha approvato l'utilizzo della RU486. Questi non sono eventi che non si possono prevedere come una calamità naturale; il fatto che un paese si trovi ad introdurre uno strumento di morte come la RU486, “un pesticida umano” come lo chiamava il Prof. Lejeune, è un fatto assolutamente anomalo in senso assoluto e fisiologico rispetto a quello che questo paese ha fatto in tutti questi anni, con leleggi che ha adottato e con le posizioni che l'opinione pubblica ha via via deciso di accettare e di assumere poco alla volta come un veleno che si assume a piccole dosi. Sono qui a dirvi delle cose che son già state dette perché il tema della RU è oggetto di discussione sotterranea in questo paese da moltissimi anni. Addirittura nel 1989, ci fu un sottosegretario alla sanità Elena Marinucci (partito socialista italiano) si attivò a sollecitare l'azienda francese che aveva prodotto questa sostanza (non lo chiamo farmaco) per chiedere l'introduzione nel nostro paese. Vent'anni fa! E undici anni dopo la legalizzazione dell'aborto in Italia! Difronte a questo tentativo c'è una reazione molto virulenta di quelle realtà che a quei tempi erano sulle barricate per difendere la vita nascente. Per esempio il movimento per la vita italiano pubblicò nel 1990 un opuscoletto che si intitolava “RU 486 GENOCIDIO BRUTALE” in cui ci sono delle parole molto chiare, tra cui quelle dette nella conferenza stampa indetta dal movimento per la vita italiano l'11 novembre 1989 in cui si diceva : “ Una volta accolto dalla legge 194, sostanzialmente al di là di ogni ipocrita nominalismo, il diritto di autodeterminazione della donna a sopprimere il figlio nei primi tre mesi di vita, era fatale che pretendendo di ridurre i rischi e i disagi per chi lo fa valere, qualcuno introducesse questo vistoso cavallo di Troia per la totale privatizzazione e deresponsabilizzazione dell'aborto.” Vent'anni fa il mpv italiano, era presidente Francesco Migliori, scriveva queste parole molto chiare. Dentro queste parole c'è la verità che la RU486 non si contrappone alla legge sull'aborto ma ne costituisce un prodotto culturale naturale. Se si ha l'aborto legale per vent'anni non si può non aspettarsi che chi ha voluto questa legge e chi ne ha dato applicazione non si ingegni per rendere questa pratica più facile, più avvicinabile e più utilizzabile possibile. Non è affatto vero che la RU introduca un aborto più facile! In una civiltà che decide di accettare l'idea che l'aborto procurato è un diritto della donna garantito dallo stato e dai fondi pubblici dello stato (l'aborto lo paghiamo anche noi nella tasse) non è strano che qualcuno si svegli una mattina e pensasse di renderlo possibile anche con una pillola è qualcosa di fisiologico! L' Osservatore Romano del 12 novembre 1989 scriveva: “ Sia ben chiaro a scanso di equivoci che qualunque sia la procedura abortiva la sua realtà rimane intatta, cioè resta un omicidio vero e proprio che nessuna autorità umana può giustificare.” Da notare: 1) che nella necessità di contrastare l'introduzione della RU486 ci si preoccupa di sottolineare quello che già era stato detto quando la legge 194 era stata varata. Il punto è che il DIRITTO ALLA VITA DEL CONCEPITO VIENE NEGATO qualunque sia il modo in cui questo diritto viene negato!! La verità si difende innanzitutto garantendo la chiarezza sulle cose ovvie. La RU ci aiuta a discutere su quelle cose di cui non si vuol più discutere cioè che con l'aborto procurato si uccide una persona. La questione di fondo da mettere in gioco quando si parla di RU è con l'aborto procurato si uccide un essere umano. Se non si chiarisce questo l'opposizione all'introduzione della RU risulta del tutto incomprensibile alle persone a cui noi stiamo dicendo che non la vogliamo. 2) l'asprezza del linguaggio utilizzato. “L'aborto resta un omicidio vero e proprio” . Vent'anni fa parlando di aborto si usavano parole di questo peso! Parole che scuotono le coscienze! Oggi le sentiamo pesare tanto…. oggi abbiamo paura di quello che le parole possono rappresentare!
Ancora l'articolo dell'Osservatore Romano diceva : “ L'ultimo omaggio che solitamente l'errore paga alla verità, l'ipocrisia, ora è stato pagato. Può essere gettata la maschera. Si vuole che l'aborto diventi sempre più contraccezione perché si è arrivati a un tale oscuramento della coscienza da ritenere atto di libertà uccidere il più indifeso degli innocenti e massimo atto di libertà perché ormai l'omicidio diventa estremamente facile.” Il tema quindi non è nuovo. I tentativi di legalizzare l'aborto chimico sono stati compiuti già molti anni fa. Come sempre da parte degli artefici della cultura della morte si procede con molta perspicacia, molta insistenza…pensano che dall'altra parte non c'è resistenza….prima o poi “digeriamo” tutto….diciamoci la verità noi siamo bravi a metabolizzare un po' di tutto. I toni utilizzati vent'anni fa li ritroviamo ancora oggi? Si sente parlare così spesso di omicidio? Si sente parlare di uccisione di un innocente? L'altro elemento è quello della metabolizzazione dell'orrore. Quando una cosa ormai è un po' di tempo che esiste si tende a digerirla. Uno degli aspetti che caratterizza il dibattito attuale sulla RU486 è una tendenza abbastanza curiosa a cercare di evidenziare la negatività di questa pillola in contrapposizione con la legge 194. 3eCi sono articoli e libri in cui si dice che la RU non va bene perché è pericolosa per la donna (come effettivamente è!), non va bene perché la sua efficacia non è buona (se non funziona si deve ricorrere poi all'aborto chirurgico), non va bene perché il modo in cui essa viene assunta non è coerente con le procedure della 194 (osservazione probabilmente pertinente) ma nel fare questa osservazione o con dolo o più spesso con colpa non ci si accorge che si sta facendo l'apologia della legge 194. Si dice, in sostanza, “abbiamo questa legge che funziona, l'aborto chirurgico ha un suo sistema consolidato, non lo mettiamo in discussione, basta che non introducete la RU486”. Facendo così abbiamo già perso in partenza!! Mi chiedo se paradossalmente, facendo così, tra 10 anni noi ci ritroveremo a fare l'apologia della RU rispetto a qualcosa di peggiore che avranno inventato! C'è un'assunzione di una visione proporzionalistica nella quale non c'è più il male e il bene, ma c'è soltanto il peggio e il meno peggio. Questo in termini educativi è devastante!! Non si propone più la strada del bene ma solo le scorciatoie del meno peggio! Quindi: il tema non è nuovo, c'è già stata una reazione molto forte a suo tempo, che era improntata ad una sana chiarezza sul fatto che il vero problema è l'aborto procurato, la sua legittimazione culturale avvenuta anche attraverso la sua legalizzazione. Il tentativo di contrastare la RU486 diventando difensori della legge 194 è un tentativo perdente in partenza, perché è contraddittorio. Quanto siamo passivi su questi temi? Quanto aspettiamo che la situazione sia gravemente compromessa per intervenire? La RU486 era un problema che era nell'aria; occorreva fronteggiarlo molto di più…per tempo! E soprattutto non ci si doveva illudere che il nemico diventasse più mite addolcendo il nostro linguaggio e il nostro atteggiamento. Abbiamo avuto dei maestri che ci avevano messo in guardia. Giovanni Paolo II nell' Evangelium Vitae fa una descrizione di scenario dalla quale non possiamo prescindere: “noi ci troviamo difronte a una guerra (non dice dibattito o confronto!), anzi ci troviamo nel mezzo di una guerra, tra la cultura della vita e la cultura della morte e noi non possiamo essere spettatori, o di qua o di la”….”si stabilisce per legge che l'ingiustizia è giusta, ciò che era delitto è diventato diritto”. La RU486 si tenta di introdurla in Italia già dall'89, era stata messa a punto nell'80 da una casa farmaceutica francese la ROUSSEL PLAT, e aveva già suscitato delle reazioni. Carlo Casini, scriveva sempre nel fascicoletto che vi ho detto prima: “la RU è un pesticida umano (come diceva Lejeune); è veleno per bambini, è una guerra chimica ai bambini…..so bene che il bambino è ucciso comunque sia con il metodo Karmann sia con la pillola abortiva…succede anche in guerra, si può uccidere con il fucile o con i gas asfissianti.” Qui il linguaggio è molto diretto. Anche il modo in cui un essere umano viene ucciso deve essere portato davanti agli occhi dell'opinione pubblica. Che cosa possiamo fare noi davanti ad uno scenario del genere? Ormai è stata introdotta…non c'è più niente da fare? Ci sono grossi interessi economici, si tenta di affiancare e poi sostituire in parte l'aborto chirurgo che è un costo di vite umane e anche un costo economico….un costo per la sanità, per la collettività, compresi coloro che sono contrari all'aborto (l'aborto è pagato da tutti i contribuenti italiani compresi quelli che non lo vorrebbero!). Di fronte a questa situazione è importante invece pensare che si può fare qualcosa, si può decidere di combattere questa battaglia che è impari! La prima cosa che si può fare è testimoniare la verità, cioè far vedere di cosa stiamo parlano!….la strategia della cultura della morte è invece non far vedere all'uomo di che cosa si sta parlando. L'opinione pubblica in Italia è sicuramente nella sua maggioranza favorevole all'aborto ma pochissimi italiani sanno che cos'è un aborto chirurgico, che cosa avviene durante un aborto…è favorevole all'aborto ed è favorevole ad una pratica che non conosce. La gente sa che con l'aborto, come asetticamente dice la 194, si interrompe la gravidanza ma che si tratta di un operazione, di un atto cruento non lo sa….non sa che cosa vuol dire un aborto in termini tecnici, lo ignora. E quando qualcuno lo scopre è anche capace di modificare il giudizio, l'opinione. La RU è da far conoscere in questa sua dimensione drammatica, cioè è un prodotto che interagisce sul corpo della donna, deve essere assunto intorno al 50° giorno dall'ultima mestruazione e provoca la morte e l'espulsione di un embrione di circa 2- 3 cm . Questa è la realtà meccanica di cui stiamo parlando. Possiamo dire che con la RU si toglie da bere e da mangiare all'embrione e ne si provoca la morte! (Lo fanno già con chi è già nato, in nome di alcune sentenze pronunciate in nome del popolo italiano!! Vedi caso Eluana) E dopo aver agito sull'embrione la RU ha anche sostanze che agiscono sulla donna per essere più sicuri che abbia funzionato! (espulsione dell'embrione). Ci sono anche delle controindicazioni per la donna che assume questo prodotto (ne ho parlato di meno perché c'è il rischio che si parli solo di quello!) come tutti i preparati chimici e i farmaci che prendiamo hanno delle controindicazioni. L'esistenza di controindicazioni della RU in quanto tali non è un fatto sconvolgente. Le controindicazioni in questo caso sono rilevanti sia per la loro frequenza sia per le loro caratteristiche. Nessuno può negare, la letteratura lo conferma, che l'assunzione della RU può determinare delle emorragie importanti, degli svenimenti, l'aumento della pressione arteriosa, nausea, vomito, dolori addominali (nell'80-90% dei casi), l'incompletezza dell'intervento abortivo (in alcuni casi si deve poi ricorrere all'aborto chirurgico), nel caso in cui la gravidanza prosegui si possono verificare malformazioni, rischi per le future gravidanze, infezioni pelviche, alcuni casi di effetti letali sulla donna. Senza nascondere nulla noi queste cose dobbiamo dirle alle persone. Che giudizio dobbiamo esprimere noi su questo prodotto? Questi i giudizi che circolano, queste le posizioni: posizione dei fautori storici dell'aborto legale, ovviamente sono favorevoli alla RU perché pensano che se il servizio che lo stato offre alla donna è legittimo, lo stato deve offrire una pluralità di modalità per accedere a questo servizio! (Ma il problema è: è lecito o no togliere la vita ad un innocente?) E' più facile abortire così che chirurgicamente; si attua una semplificazione tecnica (anche in termini di costi) e psicologica. (Chi mai per un male di testa andrebbe a farsi operare invece di prendere un analgesico? Psicologicamente l'impatto è molto diverso!). L'altro elemento è che più si riesce a banalizzare, privatizzare l'aborto procurato più lo si sottrae a quello che è il giudizio morale. Con questa modalità si sposta la responsabilità dell'atto totalmente nelle mani della donna: questo per noi è una catastrofe, ma per chi pensa che l'aborto sia uno strumento di affermazione e della autodeterminazione femminile è un segno di progresso, la donna fa tutto da sola! Non potranno neanche dire (come spesso sentiamo dire dalle donne che sono passate attraverso l'aborto) che se la prendono con quei medici che “non le hanno detto quello che stavano facendo”! Altro aspetto: l'aborto “fai da te” come strumento per risolvere il problema dell' obiezione di coscienza. In Italia i medici obiettori di coscienza sono in aumento e sono in proporzione di più rispetto alle persone che in Italia sono contro l'aborto (nel referendum per la legge 194 il 67% erano i favorevoli mentre il 32% era contrario; nel caso dei medici è il contrario più del 50% è obiettore), per tanti motivi, non ultimo che il medico sa cosa si fa durante un aborto! La RU evita il problema che se l'obiezione di coscienza continuasse ad aumentare non si troverebbe più nessun medico disposto a praticare l'aborto. Con al RU si renderebbe definitivamente legittimata la 194.
posizione dei fautore della 194 che sono contrari però alla RU486. Ad esempio Eugenia Roccella e Assuntina Morresi hanno scritto insieme qualche anno fa un libro dal titolo “ la favola dell'aborto facile- miti e realtà della pillola RU486”, in cui si spiegano tutti gli aspetti negativi della RU. La Roccella non ha mai rinnegato la posizione avuta quando è stato legalizzato l'aborto, secondo lei la 194 è una legge che va bene, che ci vuole. Cercano di contrastare la RU dicendo che tradisce la legge 194, facendo della 194 una norma di riferimento, una norma morale, un decalogo. La quale 194 è diventata una figura mitica, quanti italiani la conoscono? Gli italiani quando gli si dice che la 194 prevede un certo tipo di regime fino al 90° giorno dal concepimento (regime di tutela giuridica praticamente inesistente per il nascituro!) e che quel regime viene modificato dal 91° giorno restano attoniti! Si chiedono: “che cosa accadrà mai in quella notte tra il 90° e il 91° giorno? Quale trasformazione accadrà?” Non cambia assolutamente nulla!!!! È una finzione che il legislatore ha stabilito. Questo dovrebbe essere il riferimento giuridico-morale per dire quello è giusto e quello non è giusto???? Dicono poi che la RU è pericolosa per la donna…..sicuramente è pericolosa! Sicuramente è pericolosa per il nascituro! Non dimentichiamoci che il motivo per cui si prede quel prodotto è per nuocere ad un essere umano! Sennò sembra che una volta messa in garanzia la donna e assicuratole un prodotto che non nuoce allora va bene!! Queste idee vengono fuori da quell'idea che alla base della legalizzazione dell'aborto (che è poi l'idea propugnata dall'organizzazione mondiale della sanità e altra organizzazioni internazionali!) che l'aborto deve essere libero, garantito dallo stato e sicuro. La sicurezza della pratica abortiva ne certifica la bontà! Qual è l'aborto cattivo? Quello clandestino. Così questi ci dicono che la RU non è sicura e quindi non va usata. Questo è un argomento debole, sul piano morale e scientifico; adesso la RU è così ma adesso c'è già qualcuno che sta lavorando per renderla più efficace, più sicura. Se un domani ci sarà una RU studiata apposta, sicura, che non fa neanche venire il mal di pancia che cosa diranno???
posizione degli oppositori storici della legalizzazione della 194 che ovviamente dicono no alla RU, ma lo fanno con questi argomenti: “tradisce la 194; è pericolosa per la donna; comporta la privatizzazione dell'aborto; allarga le possibilità di aborto procurato”. Quindi purtroppo lo fanno con delle argomentazioni che contengono dei germi di verità, cioè sono oggettivamente vere; anche la non conformità con la 194 è fondata, nel senso che è una legge procedurale e legittima l'aborto dentro una procedura quindi l'uso della pillola sarebbe legittimo solo all'interno di quella procedura. Ma non sono argomenti solidamente fondati, cioè sono argomenti che sono spaventosamente identici a quelli di chi è favorevole all'aborto (posizione 2) e questo è un cattivo segnale!
Per concludere io penso che la discussione sulla RU486 debba ripartire da quelle piccole solide certezze che vent'anni fa già erano state così lucidamente e autorevolmente espresse. Noi diciamo NO a questo prodotto perché NON E' UN FARMACO, perché UCCIDE, perché l'ABORTO E' OGGETTIVAMENTE GRAVE, sia che venga compiuto chirurgicamente sia che venga compiuto con un prodotto chimico sia che venga compiuto clandestinamente. Detto questo non possiamo anche non dire che la RU ha in sé degli elementi peggiorativi, ad esempio la banalizzazione (aborto come prodotto da banco).
Prof. Mario Palmaro
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