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Roma val bene un embrione. In questa campagna elettorale in cui si danno tutti addosso (ma non è una novità) qualcuno sente il bisogno di richiamarsi alla difesa della Vita umana, sostenendo di averla sempre strenuamente e coerentemente perseguita. Forse perchè il Papa l'ha inclusa in quei valori “non negoziabili” che devono essere espressione più alta dell'azione politica dei cattolici (e i voti dei cattolici fanno sempre comodo). Fin qui, ahinoi, nulla di strano. Tutto sommato, anche se solo per opportunismo elettorale, è sempre cosa buona che si parli di questi temi. Ma vediamo un po' come se ne parlava un anno fa, nella primavera di un anno fa, nell'imminenza del referendum sulla Legge 40. I DS, i Verdi, i Comunisti (sia quelli rifondati che quelli partiti) erano compatti ed ufficialmente schierati per il sì, quindi per sperimentazione, selezione, distruzione di embrioni a fini riproduttivi e scientifici. Ah, già: c'erano pure i radicali!! Me ne stavo quasi dimenticando. Poi c'era la Margherita, che non aveva una linea di partito ma il cui leader Rutelli si è prodotto in un bel discorso (nessuna ironia) per giustificare le ragioni della sua astensione. Tuttavia, tutti gli altri del partito erano persi nel nebbioso arcipelago delle “ questioni di coscienza ”. Arcipelago nebuloso ma che si presta ad eludere questioni incalzanti e scomode ed i cui flutti hanno senza indugio e anzi con vento in poppa risucchiato Forza Italia, Lega ed UDC. Dice: “ Ma alcuni politici hanno dichiarato che si sarebbero astenuti ”. Appunto, “ alcuni ”, ma nessuna presa di posizione ufficiale dei partiti s'è mai sentita. C'è stato poi il caso di Alleanza Nazionale: anche qui nessuna dichiarazione di voto della compagine nella sua totalità, ma la chiara indicazione del Presidente Fini. Fini è andato a votare, tutti “sì” tranne un “no”: quale sia questo “no” poco importa. C'erano poi i labirinti sofistici, raffinatissimi, in cui si aggiravano quei cattolici che ne sapevano una più di Ruini e che contro Fede (e pazienza, sia che per “Fede” si intendano le convinzioni religiose che il conduttore del TG4) e Ragione (e questo è un po' più grave) sono andati ugualmente a votare: quattro “no”, due “sì” due “no”, un “sì” tre “no”… C'era poi Scienza e Vita, aggregazione trasversale che difendeva gli embrioni ma pure la Legge 40 e che diceva che no, non si doveva andare a votare, ma la Legge 40 era (ed è) una gran legge che rispetta la Vita anche se consente la distruzione di decine di embrioni ad ogni ciclo di FIVET (ma, a sentir loro, ciò sarebbe lecito perché la FIVET è omologa, come se l'aborto divenisse lecito nelle coppie sposate… ma lasciamo perdere). Dall'altra parte, ha tappezzato di manifesti le nostre belle città il Comitato per il sì che raccoglieva, oltre agli esponenti del blocco del sì di cui sopra, un po' di tutto: comici, attrici, presentatori, cantanti. Secondo la strategia del bidente, a capo di cotanta illustre e varia umanità l'algido Veronesi e la torrida Ferilli. Sappiamo tutti com'è andata, e ci siamo ritrovati una “ vittoria senza padri ”: i referendum sono stati affossati alla grande, ma non esiste una sola formazione politica che possa vantare di avere apertamente appoggiato la linea dell'astensione. Nessuno ha avuto il coraggio di allineare il proprio partito alla volontà dell'80% degli italiani (se includiamo anche coloro che sono andati a votare per il “no”): se si fosse trattato di decidere sui diritti televisivi per il calcio le redazioni dei giornali (tele e non) sarebbero state annegate di comunicati stampa, dichiarazioni, pronunciamenti, bigliettini… Al di là di tante pie dichiarazioni dei questi ultimi giorni, abbiamo constatato che l'embrione non ha un suo partito, i tecnici manipolatori sì: ricordiamocene, quando andremo a votare. E aspettiamo al varco questi signori quando si parlerà di eutanasia.
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