4 MESI, 3 SETTIMANE E 2 GIORNI
Questo è il titolo del film che io e Laura siamo andate a vedere una settimana fa al cinema.
Non so se a voi questo titolo dice qualcosa, io ne avevo distrattamente sentito parlare in tv ma non mi ero mai chiesta cosa raccontasse un film con un tale titolo.
Ha vinto la Palma D'Oro al festival di Cannes di quest'anno e fin dalle prime immagini proietta lo spettatore nella triste e grigia Romania
comunista di Ceausescu alla fine degli anni ottanta.
Otilia e Gabita sono due amiche che dividono la stessa stanza in un dormitorio per studenti universitari e tutto sembra già organizzato e pronto per risolvere un grande problema: la gravidanza di Gabita.
Si va ad abortire.
Bisogna farlo di nascosto….clandestinamente.
Otilia pensa a tutto: i soldi per pagare l'operazione, il posto (una stanza di un hotel) e lo specialista (un mezzo medico che si fa chiamare Sig. Bebe disposto a fare aborti clandestini).
Già preoccupate per quello che stanno per fare, le due ragazze prese dalla disperazione non riescono a sottrarsi al ricatto del medico che non chiede denaro in cambio del suo intervento ma bensì prestazioni sessuali.
Dopo questo l'aborto è in atto…..e passano poche ore dal vedere sul pavimento in bagno un feto di quattro mesi, 3 settimane e 2 giorni.
Il film per tutta la sua durata (due ore) non ha mai un brano come sottofondo, nessuna colonna sonora per la brutta, orrenda vicenda che racconta. Appositamente studiato dal regista non c'è altro…..lunghe e silenziose inquadrature; dialoghi spietati, cadenzati, ripetuti quasi martellanti per lo spettatore, come quando il medico ripete decine di volte con lo stesso tono “Ho mai parlato di soldi, signorine?”
La fotografia è sempre grigia, cupa…..Otilia gira per la città correndo nel buio per gettare il più possibile lontano il piccolo bambino della sua amica tutto rosso di sangue, già perfettamente formato….quel bambino che il medico aveva ordinato di far sparire...”Non giù per il water perché si otturano gli scarichi, e non seppellitelo perché i cani, scavando, lo possono trovare!”
Proprio questo chiede Gabita a Otilia: “Prometti che lo seppellisci?” e per ultima battuta del film “Allora lo hai seppellito?”…..
Un film crudo e ambiguo.
Si può pensare che sia un bene allora la legalizzazione dell'aborto, almeno così si può farlo senza rischi, in piena libertà, senza nascondersi.......ma qui il regista, con grande coraggio, ci fa vedere (con una inquadratura completa e fissa per cinque minuti ) un feto di quattro mesi appena espulso dal grembo materno….Vale la pena di esclamare: “ MA QUESTO E' UN UOMO!!! ” …..e se si riesce a chiamarlo così si capisce che l'aborto è sempre l'uccisione di una PERSONA.
Lucia Galvani
presidente@bios.bologna.it
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