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Nuove sfide ci vengono lanciate continuamente e non possiamo non raccoglierle e combattere per vincerle. Mi riferisco a quello che in questi mesi è capitato in Italia: il “ polverone ” alzatosi per la richiesta di eutanasia di Pier Giorgio Walby e poi la sua morte; i dibattiti politici e mediatici; la grande confusione che si è fatta tra “accanimento terapeutico” e “eutanasia”. Tutte cose su cui nessuno ha potuto non sentire o vedere o parlare e che comunque ci hanno interrogato, colpito e scioccato. Con l'aiuto del nostro insostituibile giurista Massimo abbiamo visto i vari disegni di legge fatti sul tema dell'eutanasia. Così dalle proposte più liberali (sulla falsa riga delle leggi olandesi) a quelle che (composte di un solo articolo) vietano ogni tipo di eutanasia si arriva a quelle che, pur legiferando solo su testamento biologico, lasciano comunque aperta la strada ai nuovi attacchi alla vita, mascherati sotto finte spoglie di compassione e buonismo (perché essere egoisti lasciando soffrire un uomo che chiede esplicitamente di aiutarlo a morire????!!!! Staccargli la spina è un atto di misericordia!!!!!). Mi è sembrata poi molto organizzata tutta la vicenda Walby, senza mancare di rispetto ad una persona che ora non c'è più, ma tutte le quelle foto, i primi piani, le riprese sul respiratore in cui si mostrava la malattia e la condizione di quella persona sono stati studiati a puntino da quella parte di sinistra radicale che, (come ai tempi di Luca Coscione per il referendum sulla fecondazione assistita) facendo leva sul sentimento di pietà della gente comune, si unisce ai più deboli e indifesi per combattere le battaglie per libertà e autodeterminazione. Autodeterminazione,libertà di decidere....appurato che non esiste un diritto ad autodeterminarsi a qualsiasi cosa (non c'è un diritto ad avere qualsiasi cosa desiderata, ad esempio a volere la morte di qualcuno o, molto più scherzoso, a voler fare i propri bisogni per strada!!!) bisogna ricercare il giudizio sull'accettabilità e bontà della cosa stessa. Bisogna capire che differenza c'è tra l'utilizzo di terapie fortemente invasive, sproporzionate alle possibilità di sopravvivenza e guarigione di un uomo, che di poco tempo rimandano la morte e che anzi provocano sofferenze inutili ( ACCANIMENTO TERAPEUTICO) ed invece il provocarne la morte (EUTANASIA) per avergli fatto mancare, anche se su sua richiesta, l'ossigeno o il cibo e l'acqua necessari sempre sino alla naturale fine. Sì,di fine poi sempre si tratta….nessun uomo può sfuggire al dolore o alla morte e neanche scegliere come e quando porre fine alla propria esistenza lo allontanerà da queste naturali cose. Se l'accanimento terapeutico è moralmente sbagliato l'eutanasia non significa pietà e non è un atto d' amore; non è la giusta risposta alla solitudine, alla disperazione e alla richiesta d' aiuto urlata in silenzio dalla persona malata sotto forma di richiesta di morte. L'amore vero è quello che risponde con cure e attenzioni,dimostrando che nella malattia, nella difficoltà e nella gravosità delle più varie situazioni la vita di un uomo rimane sempre vita,non perde di valore,di importanza e di dignità. La nostra società che giustamente si scandalizza davanti alla strage di Erba o all' assassinio di Tommy non perde l'occasione di elevare a diritto la pratica dell'aborto (130.000 all'anno solo in Italia) e di legittimare tutta una serie di desideri individuali con il pretesto della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti. Propongo così di celebrare la prossima giornata per la VITA (il 4 febbraio) con una stretta di mano o un sorriso in più alle persone vicine a voi, soprattutto se malate…..un gesto piccolo che testimonia il nostro amore per la vita…tutta la vita!!!!
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