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Nel Settimanale Salute N. 7 Anno 216 - febbraio 2008 - viene circolato il testo di un ‘Accordo Stato-Regioni per una migliore applicazione della 194 di cui nemmeno gli addetti ai lavori sembrano sapere (nulla). In questo accordo, dal gusto prettamente ideologico, molte le inesattezze scientifiche e le impostazioni contro la preferenza della maternità che dovrebbe essere perseguita persino secondo la 194, che comunque rimane una legge integralmente ingiusta . L a relazione ministeriale sull'attuazione della legge 194 e la bozza dell'accordo Stato-Regioni sostengono, in sintesi : a) che la legge 194 ha sostanzialmente eliminato il fenomeno dell'aborto clandestino; b) che la legge ha ridotto il numero degli aborti; c) che gli strumenti primari per l'ulteriore opera di prevenzione sono i consultori pubblici e la distribuzione quanto più ampia possibile dei mezzi di controllo delle nascite, ivi comprendendosi i contraccettivi di ogni tipo e anche la pillola del giorno dopo. L'analisi delle tabelle ministeriali dimostra esattamente l'opposto: l a Regione Emilia Romagna ha una delle maggiori percentuali di diffusione dei consultori (in stragrande maggioranza pubblici: 218 contro 7 privati), dato superiore al nazionale (2,6 consultori ogni 10.000 donne in età fertile e 1,1 consultori ogni 20.000 abitanti) e anche il ricorso ai consultori come luogo di certificazione per l'IVG è notevolmente superiore al dato nazionale (55,8%). Ebbene : a) il rapporto di abortività è anch'esso nettamente superiore al dato nazionale (297,1), il tasso di abortività delle donne fertili è superiore anche a quello già alto della Liguria (12,2), c) anche per le minorenni il tasso di abortività è nettamente superiore al dato nazionale (6,2), d) la percentuale di ripetizione dell'aborto volontario è, ancora, superiore al dato nazionale: il 29,3% (quasi una donna su tre che abortisce volontariamente lo ha già fatto in precedenza). Nell'azione proposta dalla Bozza di intesa il bambino che dovrebbe nascere è totalmente assente e non si parla mai di la preferenza per la nascita . L'esperienza di questi anni del volontariato per la vita dimostra come, sia pure muovendosi nell'ambito del principio di autodeterminazione della donna , gli aborti vengono evitati solo quando la donna e il bambino vengono davvero presi in carico nella loro globalità , quando non viene taciuta la presenza del bambino, quando la donna non viene considerata un numero (e tanto meno un soggetto che ha sbagliato ad adoperare i contraccettivi!) ma una persona . L'opera del volontariato costituisce l'unica vera chance per i consultori pubblici di incidere davvero sul numero degli aborti volontari: di convincere, cioè, la donna a non abortire e ad accogliere il proprio figlio, pur rispettando integralmente la sua libertà (che la legge le riconosce). Ma il documento liquida questa possibilità in poche righe : “occorre promuovere un percorso coordinato dall'assistente sociale del consultorio con i servizi comunali, in rete con le associazioni del volontariato, al fine di sviluppare azioni per indurre le interruzioni volontarie della gravidanza sia in caso di gravidanza indesiderata, sia in caso di gravidanze che sono desiderate ma che sono rese impossibili per motivi sociali/economici ”. Il Consultorio non abbia nessun rapporto con il Centro di Aiuto alla Vita, piuttosto l'assistente sociale si rivolga al Comune e provveda questo a contattare, se ritenuto necessario, il CAV, perché provveda a risolvere i problemi economici .
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