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Aborto e obiezione di coscienza: semplici osservazioni per non “anestetizzare” le coscienze. In merito alla questione dell'aborto e dell'obiezione di coscienza per medici e farmacisti, mi permetto di esprimere ancora, con forza, alcune semplici constatazioni. Prima di tutto, ritengo non si debba mai perdere di vista il fatto che le leggi che autorizzano e favoriscono l'aborto si pongono contro il bene del singolo e contro il bene comune perché sopprimono la persona umana per il cui servizio la società ha motivo di esistere; pertanto tali leggi sono del tutto prive di autentica validità giuridica e non possono essere considerate neanche vere leggi civili (cfr. Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae , n°72). Così, lo Stato che autorizza il delitto dell'aborto procurato, come altri delitti, si sta trasformando in uno Stato criminale, o meglio, in un'associazione a delinquere di stampo “democratico” (cfr. Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae , n°20). L'autorizzazione alla vendita di prodotti abortivi è, poi, addirittura in contrasto con la perfida legge 194/78, perché rende l'aborto “privato” e “comodo”. Con l'obiezione di coscienza, allora, non si tratta solo di disobbedire perché “uno non se la sente di fare una cosa” e la legge permette anche di non farla, ma si tratta di porre in atto una vera e propria condotta eversiva di denuncia contro un'ingiustizia grave dell'autorità. A tal riguardo, fra l'altro, la Chiesa cattolica ha il diritto, assoluto e proprio, di parlare e di fare gli appelli che vuole. Inoltre, per un cattolico, l'obiezione di coscienza all'aborto non è, di per sé, un atto “eroico”, ma un dovere irrinunciabile: « chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae » ( Codice di Diritto Canonico , can. 1398). Infine, se certe leggi sono promosse, difese, recepite ed attuate in modo acritico da politici negligenti oppure vigliaccamente ipocriti (mi riferisco a coloro che continuerebbero ad essere votati perchè si definiscono d'“ispirazione cristiana”, limitando poi la loro azione politica a qualche pia esternazione retorica); e per altro verso da medici, farmacisti ed operatori del settore che si considerano semplici commercianti, burocrati e “servi” del Ministero della Salute, allora le leggi ed il sistema diventano maschere per coprire la propria irresponsabilità, modi borghesi e vili di appello a realtà formali, capaci di esentare ognuno dall'obbligo del discernimento e della decisione pratica, obbligo al quale, invece, si è chiamati, in qualsiasi condizione professionale o personale.
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