La Federazione dei Movimenti per la vita, Centri di aiuto alla vita e Servizi di accoglienza alla Vita dell'Emilia Romagna
a seguito dell'avvallo da parte dello Stato della decisione dell'Aifa affingono
al loro cuore un'altra bandiera a lutto per tutti i bimbi concepiti che tentano quotidianamente di salvare.
Sul diritto di aborto, lo Stato consacra oggi la licenza di uccidere, anche legalmente mediante pesticida umano il concepito,
diventando esso stesso, lo Stato, complice di duplice omicidio, anche della madre. Da oggi, infatti, con il via libera all´uso della
pillola Ru486, da parte dell'Agenzia dell'AIFA, non solo assisteremo allo smaltimento degli embrioni nelle acque nere delle fognature
comunali, ma anche metteremo a serio rischio e pericolo di morte la salute della donna. In uno studio del 1998, pubblicato sul
British Journal of Obstetrics and Gynecology", il 56% delle donne sottoposte ad aborto chimico ha dichiarato di aver riconosciuto
l´embrione, e il 18% ne ha denunciato, come conseguenze, incubi, flash-back e pensieri ricorrenti. Gli oltre 30 casi documentati, poi,
di donne morte per l´uso della Ru486 sono stati già ampiamente esaustivi delle complicanze a cui può essere soggetta una donna
che ricorra all´aborto chimico. Uno dei teoremi più diffusi e radicati nel mondo medico e nella cultura popolare è quello di pensare
che l´aborto volontario sia meno traumatico se effettuato nelle epoche precoci della gravidanza, consegnando, così la pratica
abortiva (e tra queste la RU486) al criterio della "proporzionalità traumatica": più piccolo è l´embrione più sicuro e più accettabile
è l´aborto, con minori conseguenze per la donna.
Richiamarsi alla legge n. 194 per legalizzare il commercio della pillola RU486 ancora una volta nasconde il tentativo da parte dello
Stato di derubricare l'impegno di tutela sociale della maternità. Non si può garantire un inesistente diritto di aborto, ma piuttosto
bisogna prevenire l'aborto, favorendo la nascita dei figli già concepiti con l'invito alle madri ad un´adeguata riflessione sul valore
della vita umana e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) dell´interruzione della gravidanza.
La RU486 riconduce la pratica abortiva volontaria, sotto l´apparente finalità della precocità e della sicurezza
(sigh! Il 13% richiede un´evacuazione chirurgica, si veda Ojidu JI et all.,m J. Obstet. Gynacol. 2001) nel tunnel dell´aborto fai-da-te
(Faucher P. et all., Gynecol. Onstet Fertil. 2005), invertendo e contraddicendo le motivazioni storiche e psico-sociali che hanno
persino motivato fortemente la legge 194: un aborto privato, per quanto precoce e sicuro sia, aggiunge solitudine a solitudine.
Inoltre, mentre nell´aborto chirurgico l´interruzione di gravidanza viene delegata tecnicamente a una terza persona, nell´aborto
chimico da RU486 è la stessa madre che si autosomministra il veleno che ucciderà il proprio figlio. Gli effetti fisici sono gli stessi di
un aborto chirurgico eseguito in anestesia: contrazioni, espulsione, emorragia, ma con la RU486, la donna vive tutto questo in diretta,
senza neanche l´assistenza medica. E´ il massimo della responsabilizzazione psicologica o il sicuro aumento di suicidi post aborto delle
donne stesse?
Si colgono queste profonde contraddizioni di tipo scientifico, etico e umano nel momento in cui si vorrebbe un uso estensivo dell´aborto
farmacologico alla società italiana, già pesantemente colpita da un malessere diffuso che ci fa assistere, sempre più frequentemente,
a malattie del corpo e della psiche nelle donne che hanno vissuto un aborto, e in cui, purtroppo, i protagonisti sono, spesso, una madre
e un figlio, la diade preziosa che la cultura pseudo-scientifica sembra voler sempre più separare e dividere.
Il Parlamento italiano almeno, in merito alla Ru486, obbligherà per legge l´AIFA a dichiarare, sul consenso informato per la donna,
che l´aborto farmacologico ha una mortalità dieci volte maggiore, rispetto all´aborto chirurgico e rispetto allo stesso chirurgico avrà
almeno il coraggio di ciò che ci si deve aspettare dopo l'intervento per tutti i soggetti coivolti a cominciare dal concepito ucciso?
La nostra Regione il cui Assessore è anche membro dell'Aifa avrà questo coraggio della verità in materia di consenso informato?
E tutti coloro che firmeranno quei certificati avranno sulla coscienza questa disinformazione.
Federvita Emilia Romagna - Ottobre 2009