TORINO - l'assessore nega l'aborto alle minorenni
«Non ho nulla da nascondere, io ho solo applicato la legge. Sono convinto che l'aborto sia un omicidio quindi alle ragazze minorenni che sono venute a chiedermi di interrompere la gravidanza ho suggerito strade alternative e ho negato l'autorizzazione». Marco Borgione, assessore all'Assistenza di Torino, cattolico praticante della Margherita difende le sue scelte.
Attaccato da Ds, Rifondazione, Comunisti Italiani, Radicali e Psdi, l'assessore finito nel mirino della sua stessa maggioranza non torna sui suoi passi: «Non abbandono la mia delega alla tutela. Perché dovrei? E poi dove sta scritto che bisogna sempre autorizzare gli aborti?».
Il sempre, in realtà, è mai. È lo stesso Borgione che ammette: «In un anno e mezzo ho negato l'autorizzazione all'aborto a tutte le minorenni straniere che me lo hanno chiesto, una decina». Ma precisa: «Non spetta a me comunque l'ultima parola. Se la ragazza è convinta a interrompere la gravidanza si rivolge al giudice tutelare che può decidere l'aborto anche senza il mio consenso. Parliamo di cose serie, decidere su situazioni del genere non è come mettere un timbro». Borgione rifiuta di tirare in ballo l'ideologia o l'obiezione di coscienza, ma è proprio lì che sbatte il dibattito che sta spaccando il centrosinistra torinese. La questione riguarda le ragazze minorenni straniere senza famiglia. Se restano incinta e decidono di abortire il giudice tutelare apre un fascicolo e si nomina un tutore, che nella stragrande maggioranza dei casi è l'assessore ai servizi sociali del Comune. Assistenti sociali e psicologi mettono al corrente le ragazze di tuttala normativa. Se decidono comunque di abortire il tutore ha il diritto di esprimere il dissenso, che non è vincolante per il giudice tutelare, a cui spetta l'ultima parola. Ma a Torino i pareri dell'assessore sono sempre stati negativi.
A sollevare il caso era stato il giudice tutelare Giuseppe Cocilovo con una telefonata al sindaco Sergio Chiamparino, in cui segnalava che il comportamento dell'assessore stava creando qualche problema: «II no immotivato rende difficile motivare l'assenso. Si allungano i tempi e si arriva al limite dei tre mesi consentiti per legge. È diventato un problema
politico, perché quel no ripetuto è ideologico». Oggi, dopo un Consiglio comunale che ha scelto di rimandare, l'argomento
sarà affrontato in Commissione, ma è polemica da giorni. Lucia Centillo, diessina, presidente della commissione pari opportunità è irritata: «Quello che mi turba riguarda l'automatismo che si è creato: le ragazze sanno che verrà negata loro l'autorizzazione all'aborto».
Propone che sia una donna in giunta a decidere sull'aborto. Tutte e due Ds, in giunta la Margherita è tutta al maschile. Maria Teresa Silvestrini, Rifondazione: «Solleva perplessità il ruolo che un assessore può avere sulla vita privata di una ragazza». Andrea Giorgis, capogruppo dell'Ulivo è in imbarazzo e prende tempo: «Aspettiamo che Borgione ci spieghi le sue ragioni». Il coordinatore cittadino della Margherita Marco Calgaro è stupito: «Non c'è niente di strano che un assessore decida in base alle proprie convinzioni». «Sono medico e cattolico contrario all'aborto — spiega Rocco Lospinuso, consigliere dei Moderati (centrosinistra) — ma questo caso è anomalo. Una delega simile deve essere gestita da altri». Gianluigi Bonino, Sdi, è categorico: «Deve lasciare quella delega». Il problema in passato era già stato risolto. Il predecessore ai servizi sociali, Stefano Lepri, pure lui della Margherita, di aborti non ne voleva sentir parlare: erano i suoi funzionari a firmare le carte.
Corriere della Sera - Cristina Marrone
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